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	<title>Comments on: A Conversation with Eben Moglen on Second Life</title>
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		<title>By: Altipiani azionanti</title>
		<link>http://www.ugotrade.com/2007/12/21/a-conversation-with-eben-moglen-on-second-life/comment-page-1/#comment-185406</link>
		<dc:creator><![CDATA[Altipiani azionanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 18:15:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In response to the article &quot;Anarchism Triumphant: Free Software and the Death of Copyright&quot; by Eben Moglen.

&quot;Lâ€™anarchia fai da te: il PDA â€“ Pubblico Dominio Antiscadenza (Anarchico) contro la ProprietÃ  intellettuale&quot; di Altipiani azionanti.

Ãˆ troppo tempo ormai che sento indegnamente associare la parola o il concetto di anarchia al fenomeno dellâ€™Open Source, lâ€™Open Content, Copyleft o al cosiddetto permesso dâ€™autore. CiÃ² deve essere avvenuto probabilmente in seguito alla pubblicazione in rete dellâ€™articolo di Eben Moglen Il Trionfo dellâ€™Anarchia: il Software Libero e la Morte del Diritto dâ€™Autore apparso per la prima volta in First Monday, peerreviewed journal on the internet vol. 4, n. 8 il 2-agosto-1999 (titolo originale: Anarchism Triumphant: Free Software and the Death of Copyright http://emoglen.law.columbia.edu/â€¦ e tradotto da Francesco Paparella qui: http://emoglen.law.columbia.edu/publications/anarchism-it.html).

Devo ammettere che, tutto sommato, il pezzo Ã¨ stato scritto egregiamente, come tra lâ€™altro si conviene ad ogni buon giurista o avvocato che si rispetti (e Eben Moglen Ã¨ uno di questi), purtroppo il trionfo anarchico preannunciato dal titolo non si vede per
niente. Semmai Ã¨ proprio il contrario: una strenua difesa della proprietÃ  intellettuale che ormai costretta a rinunciare al monopolio del full-copyright ha bisogno di darsi una veste nuova, piÃ¹ moderna e tollerante, al passo con la new economy. Lâ€™articolo
esordisce con una analisi alquanto approfondita e veritiera sulla contraddittorietÃ  e inapplicabilitÃ  del copyright per i prodotti informatici, chiarendo che la validitÃ  legale del copyright sulle opere informatiche, essendo esse non altro se non una comune
sequenza numerica, si fonda su fumosi cavilli legali ed in caso di controversia Ã¨ a totale discrezionalitÃ  dei giudici. Alla fine, lâ€™articolo non si risolve nella preannunciata morte del diritto dâ€™autore, bensÃ¬ in una idea di liberismo allâ€™americana semplicemente avendo spostato il meccanismo economico-commerciale dal monopolio del copyright (all right riserved) ad una forma allargata di copyright, il copyleft, che manterrebbe tuttavia intatta la sua principale funzione commerciale ma con in piÃ¹ la pretesa di salvaguardare i principi di libertÃ  (!?â€¦)
Dice testualmente Eben Moglen:
Â«Quando si parla di software libero (free software), ci si riferisce alla libertÃ , non al prezzo. Le nostre Licenze (la GPL e la LGPL) sono progettate per assicurarsi che ciascuno abbia la libertÃ  di distribuire copie del software libero (e farsi pagare per questo, se vuole), che ciascuno riceva il codice sorgente o che lo possa ottenere se lo desidera, che ciascuno possa modificare il programma o usarne delle parti in nuovi programmi liberi e che ciascuno sappia di potere fare queste cose.Â»
Quindi la libertÃ  principale sarebbe quella di rendere accessibile dice Moglen gratuitamente ma anche in cambio di un compenso, il software libero agli utenti che lo vorranno e che a loro volta sono tenuti a rispettare tale condizione con eventuali altri interessati, per evitare che qualcuno possa espropriare il diritto alla libera divulgazione, apponendo il suo full-copyright su eventuali modifiche apportate al software.
In particolare aggiunge Moglen:
Â«Per proteggere i diritti dellâ€™utente, abbiamo bisogno di creare delle restrizioni che vietino a chiunque di negare questi diritti o di chiedere di rinunciarvi. Queste restrizioni si traducono in certe responsabilitÃ  per chi distribuisce copie del software e per chi lo modifica. Per esempio, chi distribuisce copie di un programma coperto da GPL, sia gratis sia in cambio di un compenso, deve concedere ai destinatari tutti i diritti che ha ricevuto. Deve anche assicurarsi che i destinatari ricevano o possano ottenere il codice sorgente. E deve mostrar loro queste condizioni di licenza, in modo che essi conoscano i propri diritti. [...] La GPL Ã¨ differente dalle altre espressioni di questi valori in un aspetto cruciale, formalizzato nel paragrafo 2 della licenza: Ãˆ lecito modificare la propria copia o copie del Programma, o parte di esso, creando perciÃ² unâ€™opera basata sul Programma, e copiare o distribuire tali modifiche o tale opera secondo i termini del precedente comma 1, a patto che siano soddisfatte tutte le condizioni che seguono:[...] b) Bisogna fare in modo che ogni opera distribuita o pubblicata, che in parte o nella sua totalitÃ  derivi dal Programma o da parti di esso, sia concessa in licenza gratuita nella sua interezza ad ogni terza parte, secondo i termini di questa Licenza.Â»
Si capisce intanto che queste necessarie restrizioni che ci consentirebbero di raggiungere la libertÃ  di poter accedere alle modifiche del lavoro svolto, sono strettamente legate al software libero, un prodotto commerciale legato al mondo dellâ€™informatica in generale e che oggi ha molto mercato. Non Ã¨ quindi un discorso che possiamo estendere a un concetto piÃ¹ ampio di prodotto culturale come potrebbe essere un libro o unâ€™opera concettuale.
Ãˆ piÃ¹ che altro riferito ad una applicazione e il poter accedere liberamente alle eventuali modifiche di un software non Ã¨ per se stesso un atto meritorio o di libertÃ : possono esistere software (come i videogiochi) che esaltano anche principi illiberali ed il cui sviluppo potrebbe a qualcuno non interessare affatto. In ogni caso avere apportato delle modifiche ad un software non significa per questo averlo necessariamente migliorato: potrebbe voler dire anche il contrario. Tutto dipende dal tipo di software, dal contesto commerciale e dalle sue eventuali applicazioni. Inoltreanche da un punto di vista culturale potrebbe significare una restrizione, un condizionamento, perchÃ© si tende a modificare o migliorare una cosa che hanno impostato altri prima di me e di cui io sono solo un mero operatore.
Fortunatamente la â€œculturaâ€ Ã¨ una cosa piÃ¹ generale e non Ã¨ confinataallâ€™informatica, anziâ€¦
Il piÃ¹ delle volte le idee, quando non trovano una diretta applicazione nel mondo delle reali opportunitÃ , rimangono concetti mentali, sono il prodotto, per lo piÃ¹ di singoli individui e non sono necessariamente suscettibili di modifiche e/o miglioramenti. Per
dirla in breve câ€™Ã¨ una sorta di prodotto culturale che non risponde alla solita funzione commerciale alla quale siamo stati da sempre abituati dal sistema capitalistico secondo cui ogni cosa, per funzionare bene, deve essere condivisa e fruibile da piÃ¹ persone possibili, giusto perchÃ© bisogna salvaguardarne lâ€™aspetto utilitaristico, commerciale. La cultura non Ã¨ popolare o impopolare: la cultura Ã¨ quanto di piÃ¹ ci sia e basta.
Ma a chiarire meglio le cose che dico Ã¨ Lawrence Lessig, un altro giurista statunitense famoso per essere il padre della Creative Commons e che nella prefazione a pag. 11 del suo libro Cultura libera. Un equilibrio fra anarchia e controllo, contro lâ€™estremismo della proprietÃ  intellettuale, Apogeo, 2005 http://www.copyleftitalia.
it/pubblicazioni/Lessig-CulturaLibera.pdf afferma senza mezzi termini:
Â«Analogamente alle posizioni di Stallmann sul software libero, la tesi a sostegno sulla cultura libera inciampa su un malinteso difficile da evitare e ancora piÃ¹ difficile da comprendere. Una cultura libera non Ã¨ priva di proprietÃ ; non Ã¨ una cultura in cui gli artisti non vengono ricompensati. Una cultura senza proprietÃ , in cui i creatori non ricevono un compenso, Ã¨ anarchia, non libertÃ . E io non intendo promuovere lâ€™anarchia. Al contrario la cultura libera che difendo in questo libro Ã¨ in equilibrio tra anarchia e controllo. La cultura libera, al pari del libero mercato, Ã¨ colma di proprietÃ .
Trabocca di norme sulla proprietÃ  e di contratti che vengono applicati dallo Stato. Ma proprio come il libero mercato si corrompe se la proprietÃ  diventa feudale, anche una cultura libera puÃ² essere danneggiata dallâ€™estremismo nei diritti di proprietÃ  che la
definiscono. Questo Ã¨ ciÃ² che oggi temo per la nostra cultura. Ãˆ per oppormi a tale estremismo che ho scritto questo libro.Â»
Ora, sorvolando sulle inevitabili obiezioni circa lâ€™improbabile uso del termine corrente di anarchia in quanto disordine, che potrebbe aver fatto Lessig in questa sua dichiarazione, un qualunque anarchico (forse non anglossassone) come lo potrei essere io, comprende facilmente che una proprietÃ  intellettuale, cosÃ¬ come vienen concepita da Lessig e cosÃ¬ come tutelato dal diritto giuridico Statale, non puÃ² e non deve esistere.
Mi spiego meglio.
La cosiddetta cultura libera che professa Lessig e come lui tutti gli altri sostenitori del permesso dâ€™autore, sarebbe quindi possibile, come sostiene egli stesso, solo in un contesto di tutela della proprietÃ , perchÃ© lo scopo ultimo non Ã¨ tanto quello della divulgazione, ma Ã¨ quello di salvaguardare il diritto economico esclusivo che ne deriva da esso, anche se apparentemente non sembrerebbe, visto il diritto di accesso gratuito che propugnerebbero.
Questi signori, quando parlano di cultura libera confondono due diversi ambiti, quello informatico della realtÃ  virtuale, con quello della editoria della carta stampata, facendone un tuttâ€™uno, quando di fatto sanno bene che una Ã¨ in funzione dellâ€™altra. Ãˆ vero che combattendo il full-copyright si evita il monopolio di pochi proprio come Ã¨ vero che i vari permessi dâ€™autore fungono da volano per la carta stampata in quanto prodotto commerciale, e a garanzia di tutto ciÃ² vi Ã¨ la inviolabile legge sul copyright.

Un siffatto sistema di libera cultura Ã¨ sostanzialmente finalizzato a rilanciare il solito mercato dellâ€™editoria, che in alcuni casi, seppur rinnovato (editoria indipendente),continuerÃ  ad applicare i principi di popolaritÃ  del testo imposti dalle leggi del mercato, non favorendo per nulla i non abbienti (per intenderci quelli che non possono accedere ai mezzi informatici) e non corrispondendo ai principi di libera cultura, libera anche dai meccanismi commerciali.
Moglen, Stalmann, Lessig e tutti gli altri, cosÃ¬ come anche per lo Stato, in riferimento al diritto dâ€™autore, considerano il concetto di proprietÃ  di unâ€™opera come inscindibile da quello di paternitÃ . Queste due cose per loro sono la stessa cosa, solo perchÃ©, in questo modo, si potrÃ  vantare il diritto economico allâ€™utilizzazione dellâ€™opera stessa, sia direttamente quando lâ€™autore Ã¨ in vita, che dopo la sua morte come â€œrenditaâ€.
Ma la proprietÃ  per fortuna Ã¨ cosa diversa dalla paternitÃ  e questo ogni buon anarchico lo sa: la reale necessitÃ  di abitare in una casa dignitosa, ad esempio, Ã¨ cosa diversa dal sostenere che io ho il diritto di vendere tale casa o affittarla per ricavarne un utile, una rendita, cosÃ¬ come cedere al pubblico dominio una propria opera frutto dellâ€™ingegno, rinunciando ai diritti dâ€™autore, non significa aver rinunciato alla paternitÃ  dellâ€™opera, giacchÃ© comparirÃ  sempre il mio nome su questâ€™opera, e non vuol dire neanche essermi spossessato di qualcosa che poteva appartenermi in maniera esclusiva, ma significa semplicemente aver condiviso con gli altri lâ€™utilizzazione e gli eventuali benefici dellâ€™opera rinunciando a ogni eventuale ricavo economico proprio per averne conservata la paternitÃ , ma rifiutata la proprietÃ  intellettuale. Quello che avviene poi in futuro delle opere derivate ed eventuali traduzioni a full-copyright non ci riguarda personalmente. In pratica relativamente alla proprietÃ  intellettuale la domanda da porsi da anarchici Ã¨ quanto sia lecito ai fini di una libera cultura continuare a vincolare in qualche modo la divulgazione delle (proprie) idee ad un
costo, un prezzo da pagare, qualunque esso sia.
La mia risposta Ã¨: per nulla!

A mio avviso la proprietÃ  intellettuale e il mestiere di intellettuale devono essere banditi dagli anarchici: non generano affatto una libera cultura e la prova evidente di quello che sostengo Ã¨ sotto gli occhi di tutti.

Altipiani azionanti.

Biography:
Altipiani azionanti Ã¨ un anarchico individualista e da alcuni anni collabora alla redazione della Wikienciclopedia ANARCOPEDIA (http://ita.anarchopedia.org). Ãˆ promotore del Pubblico Dominio Antiscadenza (anarchico, antililenza e anticopyright) per la volontaria rinuncia ai diritti dâ€™autore in opposizione al Copyright. ed alle varie
Licenze del â€œpermesso dâ€™autoreâ€. Ha dedicato la sua pagina personale di utente anarcopediano alla fanzine online INGRESSO LIBERTARIO (http://ita.anarchopedia.org/INGRESSO_LIBERTARIO) invitando alla partecipazione tutti coloro che sono disposti a
condividere il PDA = Pubblico Dominio Antiscadenza e a pubblicare le proprie opere rinunciando ai diritti dâ€™autore, donandole al Pubblico Dominio Antiscadenza (antiscadenza in contrapposizione ed in alternativa al Pubblico Dominio delle opere i cui diritti dâ€™autore sono scaduti).
Lâ€™autore di questâ€™opera Ã¨ il promotore del PDA - Pubblico Dominio Antiscadenza
Anarchico (http://ita.anarchopedia.org/Pubblico_Dominio_Antiscadenza) come azione anticopyright contro la proprietÃ  intellettuale rinunciando volontariamente ad ogni diritto dâ€™autore.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In response to the article &#8220;Anarchism Triumphant: Free Software and the Death of Copyright&#8221; by Eben Moglen.</p>
<p>&#8220;Lâ€™anarchia fai da te: il PDA â€“ Pubblico Dominio Antiscadenza (Anarchico) contro la ProprietÃ  intellettuale&#8221; di Altipiani azionanti.</p>
<p>Ãˆ troppo tempo ormai che sento indegnamente associare la parola o il concetto di anarchia al fenomeno dellâ€™Open Source, lâ€™Open Content, Copyleft o al cosiddetto permesso dâ€™autore. CiÃ² deve essere avvenuto probabilmente in seguito alla pubblicazione in rete dellâ€™articolo di Eben Moglen Il Trionfo dellâ€™Anarchia: il Software Libero e la Morte del Diritto dâ€™Autore apparso per la prima volta in First Monday, peerreviewed journal on the internet vol. 4, n. 8 il 2-agosto-1999 (titolo originale: Anarchism Triumphant: Free Software and the Death of Copyright <a href="http://emoglen.law.columbia.edu/â€¦" rel="nofollow">http://emoglen.law.columbia.edu/â€¦</a> e tradotto da Francesco Paparella qui: <a href="http://emoglen.law.columbia.edu/publications/anarchism-it.html" rel="nofollow">http://emoglen.law.columbia.edu/publications/anarchism-it.html</a>).</p>
<p>Devo ammettere che, tutto sommato, il pezzo Ã¨ stato scritto egregiamente, come tra lâ€™altro si conviene ad ogni buon giurista o avvocato che si rispetti (e Eben Moglen Ã¨ uno di questi), purtroppo il trionfo anarchico preannunciato dal titolo non si vede per<br />
niente. Semmai Ã¨ proprio il contrario: una strenua difesa della proprietÃ  intellettuale che ormai costretta a rinunciare al monopolio del full-copyright ha bisogno di darsi una veste nuova, piÃ¹ moderna e tollerante, al passo con la new economy. Lâ€™articolo<br />
esordisce con una analisi alquanto approfondita e veritiera sulla contraddittorietÃ  e inapplicabilitÃ  del copyright per i prodotti informatici, chiarendo che la validitÃ  legale del copyright sulle opere informatiche, essendo esse non altro se non una comune<br />
sequenza numerica, si fonda su fumosi cavilli legali ed in caso di controversia Ã¨ a totale discrezionalitÃ  dei giudici. Alla fine, lâ€™articolo non si risolve nella preannunciata morte del diritto dâ€™autore, bensÃ¬ in una idea di liberismo allâ€™americana semplicemente avendo spostato il meccanismo economico-commerciale dal monopolio del copyright (all right riserved) ad una forma allargata di copyright, il copyleft, che manterrebbe tuttavia intatta la sua principale funzione commerciale ma con in piÃ¹ la pretesa di salvaguardare i principi di libertÃ  (!?â€¦)<br />
Dice testualmente Eben Moglen:<br />
Â«Quando si parla di software libero (free software), ci si riferisce alla libertÃ , non al prezzo. Le nostre Licenze (la GPL e la LGPL) sono progettate per assicurarsi che ciascuno abbia la libertÃ  di distribuire copie del software libero (e farsi pagare per questo, se vuole), che ciascuno riceva il codice sorgente o che lo possa ottenere se lo desidera, che ciascuno possa modificare il programma o usarne delle parti in nuovi programmi liberi e che ciascuno sappia di potere fare queste cose.Â»<br />
Quindi la libertÃ  principale sarebbe quella di rendere accessibile dice Moglen gratuitamente ma anche in cambio di un compenso, il software libero agli utenti che lo vorranno e che a loro volta sono tenuti a rispettare tale condizione con eventuali altri interessati, per evitare che qualcuno possa espropriare il diritto alla libera divulgazione, apponendo il suo full-copyright su eventuali modifiche apportate al software.<br />
In particolare aggiunge Moglen:<br />
Â«Per proteggere i diritti dellâ€™utente, abbiamo bisogno di creare delle restrizioni che vietino a chiunque di negare questi diritti o di chiedere di rinunciarvi. Queste restrizioni si traducono in certe responsabilitÃ  per chi distribuisce copie del software e per chi lo modifica. Per esempio, chi distribuisce copie di un programma coperto da GPL, sia gratis sia in cambio di un compenso, deve concedere ai destinatari tutti i diritti che ha ricevuto. Deve anche assicurarsi che i destinatari ricevano o possano ottenere il codice sorgente. E deve mostrar loro queste condizioni di licenza, in modo che essi conoscano i propri diritti. [...] La GPL Ã¨ differente dalle altre espressioni di questi valori in un aspetto cruciale, formalizzato nel paragrafo 2 della licenza: Ãˆ lecito modificare la propria copia o copie del Programma, o parte di esso, creando perciÃ² unâ€™opera basata sul Programma, e copiare o distribuire tali modifiche o tale opera secondo i termini del precedente comma 1, a patto che siano soddisfatte tutte le condizioni che seguono:[...] b) Bisogna fare in modo che ogni opera distribuita o pubblicata, che in parte o nella sua totalitÃ  derivi dal Programma o da parti di esso, sia concessa in licenza gratuita nella sua interezza ad ogni terza parte, secondo i termini di questa Licenza.Â»<br />
Si capisce intanto che queste necessarie restrizioni che ci consentirebbero di raggiungere la libertÃ  di poter accedere alle modifiche del lavoro svolto, sono strettamente legate al software libero, un prodotto commerciale legato al mondo dellâ€™informatica in generale e che oggi ha molto mercato. Non Ã¨ quindi un discorso che possiamo estendere a un concetto piÃ¹ ampio di prodotto culturale come potrebbe essere un libro o unâ€™opera concettuale.<br />
Ãˆ piÃ¹ che altro riferito ad una applicazione e il poter accedere liberamente alle eventuali modifiche di un software non Ã¨ per se stesso un atto meritorio o di libertÃ : possono esistere software (come i videogiochi) che esaltano anche principi illiberali ed il cui sviluppo potrebbe a qualcuno non interessare affatto. In ogni caso avere apportato delle modifiche ad un software non significa per questo averlo necessariamente migliorato: potrebbe voler dire anche il contrario. Tutto dipende dal tipo di software, dal contesto commerciale e dalle sue eventuali applicazioni. Inoltreanche da un punto di vista culturale potrebbe significare una restrizione, un condizionamento, perchÃ© si tende a modificare o migliorare una cosa che hanno impostato altri prima di me e di cui io sono solo un mero operatore.<br />
Fortunatamente la â€œculturaâ€ Ã¨ una cosa piÃ¹ generale e non Ã¨ confinataallâ€™informatica, anziâ€¦<br />
Il piÃ¹ delle volte le idee, quando non trovano una diretta applicazione nel mondo delle reali opportunitÃ , rimangono concetti mentali, sono il prodotto, per lo piÃ¹ di singoli individui e non sono necessariamente suscettibili di modifiche e/o miglioramenti. Per<br />
dirla in breve câ€™Ã¨ una sorta di prodotto culturale che non risponde alla solita funzione commerciale alla quale siamo stati da sempre abituati dal sistema capitalistico secondo cui ogni cosa, per funzionare bene, deve essere condivisa e fruibile da piÃ¹ persone possibili, giusto perchÃ© bisogna salvaguardarne lâ€™aspetto utilitaristico, commerciale. La cultura non Ã¨ popolare o impopolare: la cultura Ã¨ quanto di piÃ¹ ci sia e basta.<br />
Ma a chiarire meglio le cose che dico Ã¨ Lawrence Lessig, un altro giurista statunitense famoso per essere il padre della Creative Commons e che nella prefazione a pag. 11 del suo libro Cultura libera. Un equilibrio fra anarchia e controllo, contro lâ€™estremismo della proprietÃ  intellettuale, Apogeo, 2005 <a href="http://www.copyleftitalia" rel="nofollow">http://www.copyleftitalia</a>.<br />
it/pubblicazioni/Lessig-CulturaLibera.pdf afferma senza mezzi termini:<br />
Â«Analogamente alle posizioni di Stallmann sul software libero, la tesi a sostegno sulla cultura libera inciampa su un malinteso difficile da evitare e ancora piÃ¹ difficile da comprendere. Una cultura libera non Ã¨ priva di proprietÃ ; non Ã¨ una cultura in cui gli artisti non vengono ricompensati. Una cultura senza proprietÃ , in cui i creatori non ricevono un compenso, Ã¨ anarchia, non libertÃ . E io non intendo promuovere lâ€™anarchia. Al contrario la cultura libera che difendo in questo libro Ã¨ in equilibrio tra anarchia e controllo. La cultura libera, al pari del libero mercato, Ã¨ colma di proprietÃ .<br />
Trabocca di norme sulla proprietÃ  e di contratti che vengono applicati dallo Stato. Ma proprio come il libero mercato si corrompe se la proprietÃ  diventa feudale, anche una cultura libera puÃ² essere danneggiata dallâ€™estremismo nei diritti di proprietÃ  che la<br />
definiscono. Questo Ã¨ ciÃ² che oggi temo per la nostra cultura. Ãˆ per oppormi a tale estremismo che ho scritto questo libro.Â»<br />
Ora, sorvolando sulle inevitabili obiezioni circa lâ€™improbabile uso del termine corrente di anarchia in quanto disordine, che potrebbe aver fatto Lessig in questa sua dichiarazione, un qualunque anarchico (forse non anglossassone) come lo potrei essere io, comprende facilmente che una proprietÃ  intellettuale, cosÃ¬ come vienen concepita da Lessig e cosÃ¬ come tutelato dal diritto giuridico Statale, non puÃ² e non deve esistere.<br />
Mi spiego meglio.<br />
La cosiddetta cultura libera che professa Lessig e come lui tutti gli altri sostenitori del permesso dâ€™autore, sarebbe quindi possibile, come sostiene egli stesso, solo in un contesto di tutela della proprietÃ , perchÃ© lo scopo ultimo non Ã¨ tanto quello della divulgazione, ma Ã¨ quello di salvaguardare il diritto economico esclusivo che ne deriva da esso, anche se apparentemente non sembrerebbe, visto il diritto di accesso gratuito che propugnerebbero.<br />
Questi signori, quando parlano di cultura libera confondono due diversi ambiti, quello informatico della realtÃ  virtuale, con quello della editoria della carta stampata, facendone un tuttâ€™uno, quando di fatto sanno bene che una Ã¨ in funzione dellâ€™altra. Ãˆ vero che combattendo il full-copyright si evita il monopolio di pochi proprio come Ã¨ vero che i vari permessi dâ€™autore fungono da volano per la carta stampata in quanto prodotto commerciale, e a garanzia di tutto ciÃ² vi Ã¨ la inviolabile legge sul copyright.</p>
<p>Un siffatto sistema di libera cultura Ã¨ sostanzialmente finalizzato a rilanciare il solito mercato dellâ€™editoria, che in alcuni casi, seppur rinnovato (editoria indipendente),continuerÃ  ad applicare i principi di popolaritÃ  del testo imposti dalle leggi del mercato, non favorendo per nulla i non abbienti (per intenderci quelli che non possono accedere ai mezzi informatici) e non corrispondendo ai principi di libera cultura, libera anche dai meccanismi commerciali.<br />
Moglen, Stalmann, Lessig e tutti gli altri, cosÃ¬ come anche per lo Stato, in riferimento al diritto dâ€™autore, considerano il concetto di proprietÃ  di unâ€™opera come inscindibile da quello di paternitÃ . Queste due cose per loro sono la stessa cosa, solo perchÃ©, in questo modo, si potrÃ  vantare il diritto economico allâ€™utilizzazione dellâ€™opera stessa, sia direttamente quando lâ€™autore Ã¨ in vita, che dopo la sua morte come â€œrenditaâ€.<br />
Ma la proprietÃ  per fortuna Ã¨ cosa diversa dalla paternitÃ  e questo ogni buon anarchico lo sa: la reale necessitÃ  di abitare in una casa dignitosa, ad esempio, Ã¨ cosa diversa dal sostenere che io ho il diritto di vendere tale casa o affittarla per ricavarne un utile, una rendita, cosÃ¬ come cedere al pubblico dominio una propria opera frutto dellâ€™ingegno, rinunciando ai diritti dâ€™autore, non significa aver rinunciato alla paternitÃ  dellâ€™opera, giacchÃ© comparirÃ  sempre il mio nome su questâ€™opera, e non vuol dire neanche essermi spossessato di qualcosa che poteva appartenermi in maniera esclusiva, ma significa semplicemente aver condiviso con gli altri lâ€™utilizzazione e gli eventuali benefici dellâ€™opera rinunciando a ogni eventuale ricavo economico proprio per averne conservata la paternitÃ , ma rifiutata la proprietÃ  intellettuale. Quello che avviene poi in futuro delle opere derivate ed eventuali traduzioni a full-copyright non ci riguarda personalmente. In pratica relativamente alla proprietÃ  intellettuale la domanda da porsi da anarchici Ã¨ quanto sia lecito ai fini di una libera cultura continuare a vincolare in qualche modo la divulgazione delle (proprie) idee ad un<br />
costo, un prezzo da pagare, qualunque esso sia.<br />
La mia risposta Ã¨: per nulla!</p>
<p>A mio avviso la proprietÃ  intellettuale e il mestiere di intellettuale devono essere banditi dagli anarchici: non generano affatto una libera cultura e la prova evidente di quello che sostengo Ã¨ sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>Altipiani azionanti.</p>
<p>Biography:<br />
Altipiani azionanti Ã¨ un anarchico individualista e da alcuni anni collabora alla redazione della Wikienciclopedia ANARCOPEDIA (<a href="http://ita.anarchopedia.org" rel="nofollow">http://ita.anarchopedia.org</a>). Ãˆ promotore del Pubblico Dominio Antiscadenza (anarchico, antililenza e anticopyright) per la volontaria rinuncia ai diritti dâ€™autore in opposizione al Copyright. ed alle varie<br />
Licenze del â€œpermesso dâ€™autoreâ€. Ha dedicato la sua pagina personale di utente anarcopediano alla fanzine online INGRESSO LIBERTARIO (<a href="http://ita.anarchopedia.org/INGRESSO_LIBERTARIO" rel="nofollow">http://ita.anarchopedia.org/INGRESSO_LIBERTARIO</a>) invitando alla partecipazione tutti coloro che sono disposti a<br />
condividere il PDA = Pubblico Dominio Antiscadenza e a pubblicare le proprie opere rinunciando ai diritti dâ€™autore, donandole al Pubblico Dominio Antiscadenza (antiscadenza in contrapposizione ed in alternativa al Pubblico Dominio delle opere i cui diritti dâ€™autore sono scaduti).<br />
Lâ€™autore di questâ€™opera Ã¨ il promotore del PDA &#8211; Pubblico Dominio Antiscadenza<br />
Anarchico (<a href="http://ita.anarchopedia.org/Pubblico_Dominio_Antiscadenza" rel="nofollow">http://ita.anarchopedia.org/Pubblico_Dominio_Antiscadenza</a>) come azione anticopyright contro la proprietÃ  intellettuale rinunciando volontariamente ad ogni diritto dâ€™autore.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Dusan Writer&#8217;s Metaverse &#187; Avatars as Diaspora: Identity and Content Wallets for the New Age of Privacy</title>
		<link>http://www.ugotrade.com/2007/12/21/a-conversation-with-eben-moglen-on-second-life/comment-page-1/#comment-168401</link>
		<dc:creator><![CDATA[Dusan Writer&#8217;s Metaverse &#187; Avatars as Diaspora: Identity and Content Wallets for the New Age of Privacy]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Aug 2010 15:02:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ugotrade.com/2007/12/21/a-conversation-with-eben-moglen-on-second-life/#comment-168401</guid>
		<description><![CDATA[[...]  Clean, Well-Lit Places Years ago, one of the most influential things I remember reading was an interview of Eben Moglen by Tish Shute. The post opened my eyes to the challenges of privacy and identity online, and helped [...]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...]  Clean, Well-Lit Places Years ago, one of the most influential things I remember reading was an interview of Eben Moglen by Tish Shute. The post opened my eyes to the challenges of privacy and identity online, and helped [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Orval Kotschevar</title>
		<link>http://www.ugotrade.com/2007/12/21/a-conversation-with-eben-moglen-on-second-life/comment-page-1/#comment-159194</link>
		<dc:creator><![CDATA[Orval Kotschevar]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 17:28:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ugotrade.com/2007/12/21/a-conversation-with-eben-moglen-on-second-life/#comment-159194</guid>
		<description><![CDATA[Not sure why alexa sent me to this blog but I feel I should say I have become pretty intrigued by the site conent you have pulled together.  How many years did it take to start getting so many internet users coming to your internet page?  I am new to this WWW thing.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Not sure why alexa sent me to this blog but I feel I should say I have become pretty intrigued by the site conent you have pulled together.  How many years did it take to start getting so many internet users coming to your internet page?  I am new to this WWW thing.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Dusan Writer&#8217;s Metaverse &#187; False Dichotomies and the Limits to Virtuality</title>
		<link>http://www.ugotrade.com/2007/12/21/a-conversation-with-eben-moglen-on-second-life/comment-page-1/#comment-118296</link>
		<dc:creator><![CDATA[Dusan Writer&#8217;s Metaverse &#187; False Dichotomies and the Limits to Virtuality]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 12:24:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[...] excerpts from an interview by Tish Shute a few years back, Eben Moglen of IBM [...]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] excerpts from an interview by Tish Shute a few years back, Eben Moglen of IBM [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Towards a Newer Urbanism: Talking Cities, Networks, and Publics with Adam Greenfield&#160;&#124;&#160;UgoTrade</title>
		<link>http://www.ugotrade.com/2007/12/21/a-conversation-with-eben-moglen-on-second-life/comment-page-1/#comment-92318</link>
		<dc:creator><![CDATA[Towards a Newer Urbanism: Talking Cities, Networks, and Publics with Adam Greenfield&#160;&#124;&#160;UgoTrade]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 04:29:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[...] are expected to give up key information to one site to store and disperse our data.  I took part in a discussion with David Levine, IBM and Eben Moglen on privacy last year.Â  And Eben Moglen gave a succinct description of the elements of privacy and how they [...]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] are expected to give up key information to one site to store and disperse our data.  I took part in a discussion with David Levine, IBM and Eben Moglen on privacy last year.Â  And Eben Moglen gave a succinct description of the elements of privacy and how they [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: UgoTrade &#187; Blog Archive &#187; Tim O&#8217;Reilly: &#8220;Instrumenting the World&#8221;</title>
		<link>http://www.ugotrade.com/2007/12/21/a-conversation-with-eben-moglen-on-second-life/comment-page-1/#comment-59328</link>
		<dc:creator><![CDATA[UgoTrade &#187; Blog Archive &#187; Tim O&#8217;Reilly: &#8220;Instrumenting the World&#8221;]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 04:50:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[...] But, if AMEE hopes to harness global network effects as a neutral aggregator of energy consumption data from individuals, businesses, and governments, one of the key questions that AMEE must answer (also a key question for Web 2.0 in general) is: Who owns the data?Â  I have delved into this question before on Ugotrade. See David Levine&#8217;s conversation with Eben Moglen on privacy here. [...]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] But, if AMEE hopes to harness global network effects as a neutral aggregator of energy consumption data from individuals, businesses, and governments, one of the key questions that AMEE must answer (also a key question for Web 2.0 in general) is: Who owns the data?Â  I have delved into this question before on Ugotrade. See David Levine&#8217;s conversation with Eben Moglen on privacy here. [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Dusan Writer&#8217;s Metaverse &#187; Welcome to the Guild Hall: Virtual Worlds, Creators, and the Medieval Mind</title>
		<link>http://www.ugotrade.com/2007/12/21/a-conversation-with-eben-moglen-on-second-life/comment-page-1/#comment-35913</link>
		<dc:creator><![CDATA[Dusan Writer&#8217;s Metaverse &#187; Welcome to the Guild Hall: Virtual Worlds, Creators, and the Medieval Mind]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 06:51:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[...] notion of the &#8220;company town that you can&#8217;t leave&#8221; was touched on by Eben Moglen who points out that in virtual spaces, whether mySpace or Second Life, our choices [...]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] notion of the &#8220;company town that you can&#8217;t leave&#8221; was touched on by Eben Moglen who points out that in virtual spaces, whether mySpace or Second Life, our choices [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Bringing the real world to (virtual) life, and vice versa &#8212; Second Life Tips and Tricks</title>
		<link>http://www.ugotrade.com/2007/12/21/a-conversation-with-eben-moglen-on-second-life/comment-page-1/#comment-16057</link>
		<dc:creator><![CDATA[Bringing the real world to (virtual) life, and vice versa &#8212; Second Life Tips and Tricks]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 00:06:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[...] Life. I live only a couple of blocks from the Software Freedom Law Center. And, as the o    source: A Conversation with Eben Moglen on Second Life, [...]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Life. I live only a couple of blocks from the Software Freedom Law Center. And, as the o    source: A Conversation with Eben Moglen on Second Life, [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: UgoTrade &#187; 2008 &#187; March &#187; 03</title>
		<link>http://www.ugotrade.com/2007/12/21/a-conversation-with-eben-moglen-on-second-life/comment-page-1/#comment-15276</link>
		<dc:creator><![CDATA[UgoTrade &#187; 2008 &#187; March &#187; 03]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 16:15:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[...] Also see, A Conversation with Eben Moglen on Second Life.  [...]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Also see, A Conversation with Eben Moglen on Second Life.  [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: The Place of Alts in Virtual Worlds and Second Life: Possession or Expression &#171; Dusan Writer&#8217;s Metaverse</title>
		<link>http://www.ugotrade.com/2007/12/21/a-conversation-with-eben-moglen-on-second-life/comment-page-1/#comment-11576</link>
		<dc:creator><![CDATA[The Place of Alts in Virtual Worlds and Second Life: Possession or Expression &#171; Dusan Writer&#8217;s Metaverse]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2008 22:21:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[...] Trade had a brilliant conversation with Eben Moglen of IBM on these subjects, and I was particularly struck by his insights on the [...]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Trade had a brilliant conversation with Eben Moglen of IBM on these subjects, and I was particularly struck by his insights on the [...]</p>
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